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Si chiamano Campana Nardodipace e i loro megaliti misteriosi sono stati paragonati a quelli di Stonehenge per via della carica suggestiva che si respira ai loro piedi. Il primo è incastonato nella Sila cosentina, l’altro è celato dalla natura selvaggia delle Serre vibonesi.

Così come per Stonehenge o per gli altri luoghi misteriosi sparsi nel mondo, questi due piccoli siti archeologici scoperti in Calabria sono un enigma ancora nebuloso, in comune hanno enormi complessi di pietra che arrivano da chissà dove. 

I megaliti di Nardodipace e leggende dei popoli del mare

Cosa c’era in Calabria prima dell’insediamento dei greci? La domanda che si pongono studiosi e appassionati di archeologia è ancora un punto interrogativo che riporta indietro il nastro della Storia di almeno 7 mila anni. Ma di una cosa sono sicuri: chi esplora le Serre calabresi e si ritrova davanti i complessi di pietra di Nardodipace, capisce subito che non è opera della natura. 200 tonnellate scolpite nel granito e nel quarzo (proprio come Stonehenge) sono il frutto di uno sforzo atavico – e umano – avvenuto in un tempo antico quanto l’uomo stesso. Dopo il rinvenimento dei due megaliti, moltissimi studiosi delle civiltà antiche hanno cercato di capirne le origini e le finalità, probabilmente orientate al culto. Alcuni studi come ad esempio quelli del professor Domenico Raso hanno provato a far luce sulla vita dei Pelasgi (i popoli del mare neolitici di cui parla anche Omero nell’Odissea), indicandoli come probabili architetti del sito di Nardodipace. Nonostante le difficoltà nell’approfondire i misteri che quei boschi possono ancora celare, i dolmen delle Serre continuano a sussurrare misteri in lingue antiche, la stessa delle incisioni e dei graffiti ritrovati sulle loro pareti.

Il sito dell’Invallicata a Campana e i suoi Giganti di Pietra

Ad aprire il borgo di Campana, in Sila, ci sono loro: due megaliti chiamati Giganti di Pietra, immersi in un parco selvaggio che si chiama Sito dell’Invallicata. La forma di questi dolmen è inconsueta: un elefante, il più famoso e fotografato, e un guerriero seduto. Mentre del primo i tratti sono ancora visibili, del secondo sono rimasti solo i piedi e il ricordo della sua magnificenza. Se vi state chiedendo da dove arrivino questi giganti, anche in questo caso le risposte sono vaghe: da lontano, questo è sicuro. Per quanto i dubbi che sia stata la natura ad erodere i due complessi dandogli la forma bizzarra che hanno siano ancora molti e non confermati, gli storici hanno collocato all’arrivo di re Pirro in Calabria nel 281 a.c. il posizionamento dell’elefante, simbolo di quell’avanzata. Se così fosse, i Giganti di Campana sarebbero un luogo di interesse archeologico incredibile.

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